Piccoli Brividi 2: I Fantasmi di Halloween Recensione

Titolo originale: The Goosebumps 2: Haunted Halloween

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Piccoli Brividi 2: la recensione del sequel ispirato ai romanzi di R. L. Stine

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Piccoli Brividi 2: la recensione del sequel ispirato ai romanzi di R. L. Stine

In quel di Wardenclyffe, i compagni di scuola Sonny e Sam (Jeremy Ray Taylor e Caleel Harris) sono nerd bullizzati dai coetanei ma pieni di creatività e intraprendenza. Offrendosi di sgomberare una vecchia casa, rinvengono un libro incompiuto in un misterioso baule, risvegliando il malefico bambolotto Slappy, ansioso di farsi una nuova famiglia. Sulle prime divertiti dalle capacità del malefico, i due apriranno gli occhi anche per l'intervento della sorella maggiore di Sonny, Sarah (Madison Iseman).

Tutto in Piccoli Brividi 2: I fantasmi di Halloween sembra essere una versione in chiave più umile del precedente Piccoli Brividi di tre anni fa. La regia passa dal veterano Rob Letterman a Ari Sandel, recentemente autore di L'A.S.S.O. nella manica e Se ci conoscessimo oggi. La partecipazione di Jack Black nel ruolo di Stine (e in originale voce di Slappy) è ridotta quasi a un cameo. I giovani protagonisti non sono perciò sullo schermo compensati dagli adulti come accadeva nel prototipo, così si ritrovano a reggere il lungometraggio da soli. Scelta sicuramente dettata dal budget, quasi dimezzato rispetto al primo film, compensata dal brand Halloween che limita la forzatura, sintonizzando tutto su una dimensione "dolcetto o scherzetto" pronta per la consumazione casalinga in streaming o Blu-ray in quella magica notte.

In quest'ottica, Piccoli Brividi 2 sicuramente funziona, ma al minimo sindacale, non per la mancanza di reale suspense (siamo realisti, non ce l'aspettavamo), quanto per un'immaginazione audiovisiva col freno a mano e meno inventiva in gag e situazioni. Sarà il tempo a dire se questa prova sarà un volano per le carriere dei giovanissimi interpreti, così come Piccoli Brividi fu per il Dylan Minnette poi protagonista del disturbante Tredici per Netflix, nel frattempo constatiamo il percorso contrario, dato che Jeremy Ray Taylor è già stato interprete di Ben nel recente IT di Muschietti.

Forse Piccoli Brividi 2 avrebbe avuto una marcia in più se il tono da commedia degli equivoci della prima metà, quando Slappy pretende di convivere con i ragazzi, fosse stato mantenuto fino in fondo. Presto però il copione riporta lo svolgimento della storia nei binari del classico piano per dominare il mondo, fotocopia del climax del primo lungometraggio, in una sarabanda chiassosa con le musiche di Dominic Lewis, in modalità imitativa del Danny Elfman che aveva coperto il primo episodio.
I bambini non noteranno i limiti elencati, però forse i genitori che li accompagneranno in sala si divertiranno meno che nel giro di giostra precedente, giusto destandosi con le apparizioni del vicino di casa, l'alfiere del grottesco Ken Jeong che riesce a non smentirsi mai in qualunque contesto.



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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